Nel 1959 Dino Bigelli fonda la Rosati e Bigelli: ha diciannove anni, è ancora un ragazzo, se ragioniamo con i criteri odierni, ma trova un socio che ne ha trentasette. Cinque anni dopo, nel '64, fonda la Bigelli Marmi, che nasce come una piccola azienda: evidentemente Dino Bigelli ha quelle caratteristiche dell'imprenditore che preferisce lavorare in proprio, accettando i rischi, anzi che è un vero imprenditore proprio perchè accetta di affrontare i rischi d'impresa.
In quel momento Bigelli si trova di fronte al compito di mettere in atto, a un nuovo livello, quanto ha appreso nella sua esperienza lavorativa, prima nelle varie attività come apprendista, poi come socio di un'azienda. Fino al 1977 opera per imprese edili, fondamentalmente locali, riuscendo progressivamente ad ottenere incarichi per forniture di marmi a condomini in costruzione, residenziali o estivi, nella Senigallia che va sviluppandosi. Si assiste quindi a una crescita dell'impresa che corre parallelamente alla crescita di Senigallia come centro abitato e come località turistica. Dal '77 la fabbrica cresce a più riprese fino a raggiungere la dimensione odierna, praticamente raddoppiando la sua estensione in metri quadri. Dai primi anni '80 il figlio Luigi impara cosa significhi il funzionamento di un'azienda: dopo la terza media, mentre continua a portare avanti i suoi studi da geometra, trascorre le estati lavorando in fabbrica.
Un primo significativo cambiamento si verifica con la metà degli anni '80. Qui si intrecciano vari fattori. Si è sviluppata nel pesarese la produzione di cucine, con aziende di grande rilievo, prima di tutte la Scavolini. I produttori di cucine si trovano ad affrontare un mercato in espansione, con una trasformazione dell'idea di casa e del modo di viverla: la cucina sta assumendo, nei nuovi stili di vita, un ruolo diverso rispetto a quello tradizionale. Ormai la cucina è strutturata con mobili componibili, basi e pensili, e si caratterizza per la presenza degli elettrodomestici a incasso e per il piano di lavoro che corre continuo. Dopo i laminati, i cucinieri propongono top in marmo o granito. Arrivano le ordinazioni a cui Bigelli risponde con tempestività tanto che in pochi anni, pur continuando a lavorare principalmente per l'edilizia, la sua azienda fattura più del 50% con i produttori di cucine.
Così la Bigelli Marmi si sviluppa: nell'88 la fabbrica si amplia ulteriormente, dopo un primo ampliamento nel 1982. Intanto il mercato si va modificando. Il mercato del marmo è complesso, attraversa fasi diverse e Bigelli Marmi, ferma rimanendo la sua produzione di base per l'edilizia, trova varie direzioni di crescita. Ci si accorge con tempestività dei cambiamenti, avvertendo che, mentre il lavoro per l'edilizia rimane il core business aziendale, la collaborazione con le aziende di cucine va rallentando. I top di acciaio, in materiali compositi, in piastrelle, stanno sostituendo l'uso del marmo e del granito. Con l'intelligenza dei processi del mercato che dimostrerà in varie occasioni, Dino Bigelli decide di aprire altri fronti. E' in contatto con un designer poco più che quarantenne ma già forte d'intelligenti esperienze, progettuali e non solo.
Enrico Tonucci diventa art director dell'azienda: si apre una nuova direzione di lavoro, quella di produrre tavoli e mobili di marmo, e per questo ci si mette in rapporto con designer di qualità. L'azienda incontra così il design, avviandosi per una strada che in pochi anni la rende nota presso architetti e designer in Italia e all'estero, anche perchè inizia a presentare i suoi prodotti ai Saloni, da Bologna a Milano. Tutto ciò determina una svolta nella storia della Bigelli: si trasforma da azienda che lavora per le aziende edili e per i cucinieri, in una brand con linee diversificate. Il suo prestigio decolla sensibilmente. Nasce l'idea di una collezione affidata a una serie di architetti di fama internazionale. Vengono invitati designer e architetti di vari paesi a disegnare mobili e oggetti in marmo per la casa, il giardino, le comunità. E' una scelta ampia e articolata, tesa a coinvolgere personaggi e sensibilità diverse nella progettazione con le tecnologie e le competenze artigiane presenti nella Bigelli. Alla scelta dei progettisti, si accompagna in modo determinante il progetto dell'evento ideato per la loro presentazione alla stampa e al mondo del design. Da questo momento Bigelli Marmi è azienda nota e apprezzata anche internazionalmente. Ha il suo core business legato alle pietre e ai marmi per l'edilizia, ma spazia dalle cucine ai mobili in marmo.
E con gli anni '90 è pronta a cogliere i nuovi sviluppi degli stili di vita. Così, sempre nel rapporto tra i Bigelli e Tonucci, ci si rende conto di come qualcosa di nuovo vada emergendo nell'organizzazione della casa degli italiani e nel loro modo di vivere e di abitare. Se gli anni '80 avevano visto l'affermarsi della cucina come spazio non più meramente di servizio ma come ambiente da vivere e da condividere; così negli anni '90 è lo spazio bagno che perde il suo aspetto e il suo ruolo meramente di servizio, per diventare luogo della ricerca del benessere fisico, della fitness, in cui si desidera una nuova piacevolezza ambientale anche dal punto di vista estetico. Mentre si sviluppa la produzione di bagni per la casa, ci si rende conto che un settore che sta avendo grande crescita è quello delle imbarcazioni e che importanti aziende di nautica non sono distanti da Senigallia. Viene messa a punto una tecnologia particolare che permette di applicare strati sottili di marmo a intelaiature leggere di alluminio. In questo modo si d'avvio alla produzione di ambienti bagno in marmo, dalle pareti ai pavimenti agli arredi, progettati per imbarcazioni: yacht italiani e stranieri vengono arredati con bagni progettati e prodotti dalla Bigelli.
Ad oggi negli anni 2000 Bigelli Marmi opera per aziende italiane, produce per aziende negli Stati Uniti e, tramite gli architetti, per alberghi a Parigi e ville in sud Africa, esporta in Russia e in molti altri paesi mentre progetta un'azienda da costruire in Kurdistan. E' l'oggi di un'azienda nata nel 1964, che quindi ha quarantacinque anni di vita e che, ancorata al suo territorio, ha conquistato una dimensione operativa sui mercati globali. Un'azienda che fa parte del patrimonio della produzione d'eccellenza del nostro paese e che ha una direzione famigliare.